L’arte di Joanna Brzesciska-Riccio si fonda su solide basi di studio e lavoro di ricerca pluriennale.

Le ripetute esposizioni e approfondimenti sulla sua opera al Museo Ugo Guidi sono testimoni dell’apprezzamento e del rispetto per la sua arte. 

Le sue visioni spaziali si amalgamano in uno stretto rapporto con la realtà del territorio apuano con il quale si relaziona da parecchio tempo e il disegno monocromo che lei adopera si avvolge in spirali visive che appartengono sia alla sua dimensione artistica che psicologica e si realizzano con l’esaltazione del vuoto. E’ capace di disegnare il vuoto lavorando graficamente intorno ad esso ed esaltando primi piani e spazi prospettici che corrispondono alla profondità della visione di un mondo ora extra terreste ora onirico ora interiore.

        Vittorio Guidi, Curatore del Museo Ugo Guidi, maggio 2017

 

 

”Il mio punto di vista sull’Arte di Joanna Brzescinska-Riccio” 

 “Il libro della natura è scritto coi caratteri della geometria”, sosteneva Galileo celebrando l’armonica coerenza matematica che presiede l’universo sensibile. Tuttavia il mondo non è soltanto esperienza sensibile, ma è anche esperienza intuitiva, percettiva, che si svolge al di là dei sensi organici e che diviene obiettiva in tutti coloro che ne hanno facoltà. Tra tutte le forme, la spirale - curva piana che si avvolge infinitamente intorno ad un punto - è struttura geometrica presente ovunque su piani affatto opposti dell’esistenza in natura, dal DNA alle galassie… La spirale, nel mondo dell’intuizione e della percezione non è solo forma, come nel mondo sensibile, ma sostanza, contenuto, flusso che i druidi identificavano in energia cosmica, collante tra Principio e Fine di tutte le cose e per questo simbolo di vita eterna. Sono convinto che i mondi rappresentati dalle grafiche di Joanna Brzescinska-Riccio, tipicamente avvolti in spirali minuziosamente composte, siano rielaborazioni più o meno coscienti di esperienze realmente vissute dall’Artista sul piano della percezione intuitiva, un Sentire che astrae dalle forme per giungere dritto all’essenza delle cose, stato in cui tutti gli opposti, luce e buio, piccolo e grande, Vita e Morte si ricompongono armonicamente come note di una eterna sinfonia cosmica che tutto avvolge e tutto giustifica in Sè. Il mondo artistico di Joanna, in definitiva, “disegna” questa alchemica armonia tra le dinamiche del sentire intuitivo e del sentire organico, dimostrando come razionalità e sogno possono compenetrarsi vicendevolmente ed essere compresi attraverso i canoni universali della musica colta.

          Giuseppe Joh Capozzolo, videoartista e comunicatore per l'Arte, maggio 2016

 

 

L’arte di Joanna Brzescinska-Riccio viene da lontano, da una preparazione di formazione culturale e artistica che si innesta su una nobiltà e profondità di sentimenti, controllati entrambi e resi con freschezza e pulizia grafica malgrado il lungo processo segnico che ogni sua opera presenta.

La nitidezza del segno rimane costante anche nel travolgente turbinio di tempeste e vortici che concentrano l’attenzione o ampliano la dimensione del foglio facendo entrare lo spettatore in un rapporto profondo con il suo mondo che Joanna ci invita a condividere o ci aiuta a immaginare per andare oltre l’apparenza e ritornare ad una origine di visioni, di mondi, di racconti onirici che le appartengono ma che riesce a farci condividere per andare avanti, per andare oltre.

         Vittorio Guidi, Curatore del Museo Ugo Guidi, aprile 2016

 

 

Riflessioni sulle opere di Joanna Brzescinska-Riccio

Osservare un’opera di Jo, così la chiamo io, giusto per rimanere coerenti con la fermezza del suo sguardo e della voce, è davvero un’esperienza. 
Ogni suo lavoro vive di vita propria: è un’opera compiuta. Sebbene le forme e i soggetti dei suoi disegni siano indefiniti e indefinibili, si ritrovino e si ripetano in diverse opere, ognuna di esse possiede una propria identità e una propria lirica. 
Non mi sorprendono solo i “moti cosmici” chiaramente visibili dai suoi lavori, quanto la forza e l’energia (costruttiva o distruttiva?) che sovrasta ogni scenario; che incombe e lo domina; spingendolo in una direzione precisa. Una energia che lo spettatore percepisce quasi con inquietudine.
Credo che per apprezzare il fascino delle opere di Joanna dobbiamo smettere di chiederci cosa siano gli elementi misteriosi che abitano quei luoghi: pietre, pianeti, venti, uova, occhi, visi, e corpi mescolati alla terra, agli alberi, alla luna… Joanna non ci chiede di porci delle domande; né risponde a quelle domande. Piuttosto ci invita a fare un viaggio: un salto, un percorso nei suoi mondi più arcaici, quelli che ricerca e vive dentro se stessa. Possiamo “scoprire” Joanna solo se riusciamo ad “entrare” nella sua opera, a camminare sulle sue strade, come quella che ci indica nel “Il Varco”, o che troveremmo se attraversassimo il cancello de “Il giardino Segreto”, che l’artista lascia volutamente accostato, non chiuso, creando il presupposto per porci l’’invito” cui accennavo poc’anzi. 
Ecco, dunque, che una volta compiuto questo salto, vale a dire una volta abbandonata ogni distanza fra noi e l’opera allora, solo allora possiamo fare quel viaggio. Gli scenari che si aprono davanti sono infiniti perché si mescolano con la nostra memoria e il nostro vissuto, conscio e non. Solo in quel momento scorgiamo l’equilibrio tra questi “moti cosmici” - che io riconosco nell’impetuosa e viva ricerca dell’artista, del proprio io e dell’universo - e la delicatezza e la finezza che solo il suo tratto, la sua natura e la sua sensibilità, sono in grado di segnare. Nel “filo” sottilissimo di quella penna a china, dallo spessore non più grande di un capello, si materializza la congiunzione tra l'Io dell'artista e l'universo, come anche la perfezione dei movimenti e della danza dei suoi disegni, nei quali si scorge la sua indagine di commovente introspezione. 
Provate ad osservare queste opere. Ma non immaginate l'esperienza che si compie osservandole dal vivo.

        Manuela Antonucci, organizzatrice di eventi e curatrice d'arte, aprile 2016

 

 

Una calda, avvolgente onda di empatia, un interesse profondo e sincero, una " comunanza di amorosi sensi" hanno creato una sottile e tenace ragnatela che ha avvinto  e imprigionato tutti coloro che sono intervenuti al vernissage della mostra di Joanna Brzescinska-Riccio, a cura di Lodovico Gierut e Vittorio Guidi.

Non è stato un evento formale e di rappresentanza, ma l'incontro di vecchi e nuovi amici, di persone che prima incuriosite, poi affascinate dalle opere, hanno iniziato a penetrare nel suo mondo onirico, scoprendone di volta in volta contenuti e significati. Spesso le mostre si trasformano in occasioni mondane di incontri e nuove conoscenze, ma in questa occasione l'interesse era esclusivamente concentrato sulle opere dell'artista ed era tangibile il coinvolgimento emotivo che esse hanno suscitato nel numeroso pubblico intervenuto. Forse le opere di Brzescinska toccano le corde più profonde del nostro essere, forse ci impongono delle domande che mai ci eravamo posti, forse, semplicemente ci affascinano, ma certamente lasciano una traccia nell'animo di chi le osserva e questo è il meraviglioso dono che l'arte ha il potere di consegnare a chi la ama.

       Marilena Cheli Tomei, scrittrice, aprile 2016

 

 

"Moti cosmici"

“Joanna Brzescinska-Riccio, finissima ed equilibrata artista dedita soprattutto alla grafica, possiede una linea creativa particolare che s'esprime alternando temi “di figura” (splendidi i ritratti dedicati ad Antonello da Messina, a Rodolfo Valentino, a Giacomo Puccini, tre esempi per tutti) ad altri, i quali – seguendo un percorso vario ma coerente, simile a folate di vento e a correnti marine – s'innalzano fluidamente persino oltre i cosiddetti “steccati terrestri” nell'intento di sondare le profondità dell'Universo.

I suoi “Moti Cosmici”, lo credo fermamente, movimentano però un insieme che entra nel tempo, vi si incunea e poi – quasi d'improvviso – torna in una realtà fatta di umori e di profumi e di fiabe e di preghiere sussurrate e d'altro ancora.

Chi siamo o cosa siamo stati? Dove andremo?

Forse sono tali i quesiti che questa artista polacca, ormai italianizzata da anni, si chiede, rispondendo con più e più sinfonie grafiche in cui, oltre al nero incancellabile, sostano di volta in volta gamme rossastre, spicchi d'azzurro e di verde e blu fondi.

La sua è un'arte che spezza il tempo, inquieta o suadente a seconda dei ritmi dell'esistenza e degli incontri, dei viaggi e delle riflessioni: si tratta di una dimensione interpretata in maniera autonoma che mette in essere temi connessi sia alla sacralità, ovvero alla spiritualità (da “Golgota” a “Olivo”, a “Ritratto di Marta Gierut”, a “Varco”, ad “Anima delle Pietre”), sia ad altre stagioni in cui interpreta la vita, anche di natura storica, consegnandoci un tutto ricco di movimento, col segno che pur bloccando l'immagine pare andare oltre.Ecco che, in democratica armonia, ammiriamo le immense foreste della Polonia e le cave marmoree della catena appenninica, le “pietre” dei riti magici degli antichi Liguri-Apuani, i fiori e la neve fitta fitta di poeti come Lesmian o Pasternàk... Joanna Brzescinska-Riccio non si ripete, è professionale e seria, va avanti giacché ha scelto la splendente e unica “via dell'Arte”.

       Lodovico Gierut, Critico d'arte e Presidente del Comitato Archivio artistico-documentario Gierut, Pietrasanta, 2016

 

 

“Vibrazioni dell'essere”

 “E' strano come due persone, mai incontrate precedentemente, si trovino a parlare di argomenti profondi come se fra di loro fosse sempre esistito un dialogo. E' ciò che si è verificato fra me e Joanna Brzescinska-Riccio in occasione di una mostra nella quale era presente una sua opera raffigurante un olivo contorto (La danza dell'olivo): forse una memoria dantesca del tredicesimo canto dell'Inferno, di quella selva oscura in cui alberi nodosi e ritorti emettevano lamenti, mi aveva trattenuto davanti a quell'opera in bianco e nero, simile alle illustrazioni di Doré, nella grafica e nei colori. Poi si è creato quell'incantesimo grazie al quale vieni risucchiato all'interno di un quadro e ti sorprendi a viverlo; ci siamo trovate a scambiarci pensieri comuni e da allora la nostra conoscenza si è approfondita e la mia stima per la sua produzione artistica è andata crescendo.

Brzescinska è un'artista eclettica, tesa ad approfondire ogni argomento che susciti il suo interesse in tutti i campi, oltre ovviamente quello artistico: ha unito esperienze teatrali come la scuola di pantomima nel noto teatro sperimentale Visione e Movimento di Lublino, al suo corso di studi presso la Facoltà di Pedagogia e Psicologia con indirizzo artistico dell'Università Maria Curie-Sklodovska, dove si è laureata nel 1985.

Nella terra d'origine, la Polonia, è stata attivissima nella vita artistica e culturale di Zamosc, dove ha allestito la prima personale nel 1988, ma un viaggio in Italia compiuto anni prima, ha creato un legame indissolubile dell'artista con la nostra terra e in particolare con la Versilia dove ha scelto di vivere.

Le interessanti esperienze vissute durante il periodo giovanile sono senz'altro alla base delle suggestioni metafisiche che ne ispirano le opere, caratterizzate dalla prevalenza del bianco e del nero e da un tratto estremamente sicuro e complesso.

“Ascolta come mi batte forte il tuo cuore” dice Wislawa Szymborska, e penso che niente come le parole della poetessa polacca possa definire le sensazioni che si provano davanti alle opere di Brzescinska.

I suoi dipinti vibrano di una musica cosmica che si fonde con la forza di attrazione del soggetto raffigurato, sviluppando un vortice alchemico che cattura l'osservatore e ne fa pulsare il cuore all'unisono con il suo, cullati entrambi dalle avvolgenti onde grafiche.

Le opere sono essenzialmente bicromatiche e il bianco e il nero solo occasionalmente sono interrotti da lievi macchie di colore con un profondo significato simbolico: una valigia rossa nelle mani di una figura di uomo sfumata dal vento cosmico sempre presente nei suoi lavori, un ragno azzurro intento a tessere la tela della vita, una clessidra gialla nella polvere del tempo (In cammino, Nella rete, Nel tempo).

Raramente questa artista effettua bozzetti: come afferma, la sua mano, guidata dalla insopprimibile tensione dell'ispirazione, sembra dotata di vita autonoma e corre sulla carta o sulla tela creando opere visionarie. I tratti sottili della penna a china riescono al contempo a produrre immagini nitide e sfumate,direi oniriche, perché riassumono il determinato e il vago di un sogno.

Volti femminili o androgini si affacciano in mezzo ad una natura spesso scabra, sfaldati dal soffio del tempo che, con le sue spirali morbide, tutto avvolge e sfuma (Impermanenza, Spettri di primavera); vaghe figure umane incamminate su strade senza orizzonti, sono il simbolo di una continua ricerca, di un mondo interiore complesso e in continuo cammino (La via).

Talvolta compaiono lontani e avvolti dalle nebbie, edifici, costruzioni, forse memorie di luoghi, dai quali Brzescinska spicca il volo verso il suo infinito, dove soli, stelle pianeti, avvolti dal turbine cosmico, sembrano osservare incuriositi il nostro limitato mondo (L'ultima cattedrale, La terra di mezzo, Mutazioni cosmiche).

E sulla terra le pietre, corrispondenti terrene dei corpi celesti, millenarie testimoni dello scorrere dei tempi, popolano le sue opere: talvolta aguzze ed aspre, più spesso raccolte a costruire qualcosa, raramente isolate ma comunque narranti la storia eterna dell'armonia fra terra e cielo (La forza di attrazione, La magia delle pietre, Anima delle pietre).

Non sono opere che si possano osservare distrattamente perché non verrebbe colto il loro significato più profondo: l'artista è nel tempo e fuori dal tempo, le coordinate spazio-temporali vengono dilatate usando e superando la materia.

Non sono opere metafisiche nel significato che solitamente la critica d'arte attribuisce a tale termine, cioè come facenti parte di una determinata scuola, ma piuttosto trascendenti un mondo fisico per individuare i legami segreti nascosti in un universo di simboli che solo l'occhio attento e indagatore dell'artista sa cogliere ed esprimere.

Così Brzescinska continua a indagare l'oltre, la plaga infinita dell'animo umano, l'armonia di natura e corpi celesti, lo scorrere del tempo, il dialogo dell'anima individuale con l'anima del mondo.

Voglio concludere con le parole di un'altra artista, Marta Gierut, che ha saputo comprendere ciò che va oltre il visibile ed è riuscita a donarlo:

 

                                                                                                                           "Vibrazioni"

Anche un cielo

può tremare di stelle

nel colore freddo dei riflessi.

Inquieto è il nostro viaggio

nel vibrare di pensieri

disegniamo mondi

segni nel bianco respiro della vita.

         Marilena Cheli Tomei, Scrittrice, Viareggio, 2016

 

 

Come un vortice multiforme un sogno ci coinvolge e ci porta fin nelle profondità del nostro essere umano. C’è sempre un legame ONTOLOGICO che ci unisce in un discorso globale con l’umanità. Rosse farfalle nel vento di fuoco ci trasportano in sconfinamenti cosmici. La suggestione è sempre là che ci attende, dietro l’angolo, nell’incontro, oltre i muri dove si apre il confine con l’altro ! Ci si posano sul cuore i piccoli passi delle creature ed il sogno si apre sempre a noi, mare di colore infinito, sangue ed anima, un veliero di cui noi siamo i capitani, NAVIGANTI DI SOGNI !!!

       Sandra Lucarelli, critico d’arte, scrittrice e poetessa (dedica - recensione  delle opere esposte in mostra “Versiliesi sulle rive dell’Arno” alla galleria                GAMeC  di Pisa, tratta dal libro delle firme personale, 7 novembre 2015, Pisa)

 

 

Tecnica inusuale di una raffinatezza straordinaria per la capacità di esprimere il senso dello spazio e dell'infinito con semplici tratti di penna. Penso sia molto più difficile che con l'uso di colori e pennelli della comune pittura..

        Bruna Nizzola, artista pittrice, scrittrice, 2015

 

 

Vivere un'opera d'arte, un quadro, in modo intenso, totalizzante rappresenta la comunione assoluta fra artista e spettatore, al di là delle distanze temporali o dei luoghi.
Non è la famosa "Sindrome di Sthendal", eclatante ed aggressiva, ma qualcosa di più sottile ed insinuante, una forza misteriosa che ti cattura e ti conduce gentilmente dentro l'opera, te ne rende partecipe come se in quel momento tu provassi le stesse sensazioni ed emozioni che hanno ispirato l'artista, e il cuore palpita, gli occhi si inumidiscono di commozione per quei momenti magici e senti crescere e dilagare una felicità trascendente.

E' una strana alchimia che si realizza solo davanti a certe opere, spesso indipendentemente dal loro successo sul mercato dell'arte: il quadro, la scultura, la creazione artistica ti parlano e sai che si rivolgono a te perchè amano essere comprese dagli occhi e dalla mente di chi osserva.
Questo è quanto è accaduto a me davanti a Calvario: il vortice che rappresenta una presenza costante nei quadri della pittrice Joanna Brzescinska-Riccio, mi ha risucchiato nelle sue rosse spire e mi ha condotto sino alla piccola croce appena visibile là, sul monte del teschio, il Golgota, dove tutto si è compiuto, dove la morte ha generato la vita.

"Venite a me" sussurra e sospira la piccola croce da cui si "spalanca" un mondo rosso di nuvole vorticose, di sassi aspri e aguzzi, fra i quali però spuntano coraggiosi e tenaci fili d'erba: un mondo rosso come il sangue che ha bagnato il Golgota.

E' il Gesù uomo-dio che Joanna ha voluto rappresentare: l'uomo che soffre lo strazio della passione, il dio intorno al quale la natura contorce le nubi rossastre per unirsi al dolore dell'uomo e manifestare la grandezza del dio.

E' un Golgota anomalo quello di Joanna: solitamente viene raffigurato con cromatismi molto accesi oppure spenti, strazio = sangue, tonalità spente e cupe = morte, ma non credo che sia questo il messaggio che la pittrice ha voluto donarci, o almeno così ho sentito la sua opera.

Ho visto la speranza, ho visto il rosso del vino della riconciliazione, il cumulo di pietre in primo piano sono per me la metafora della vita: un faticoso e duro percorso, che ferisce e ostacola, ma la vegetazione che nasce dalle pietre, che sfida l'aridità della roccia e si innalza, piccola ma forte, è simbolo della vittoria contro le avversità. E, per chi crede, ma anche per i non credenti, è quel Cristo lontano nella prospettiva ma immanente in tutta l'opera, l'origine della vita nuova: solitario, vibrante di luce divina che investe tutto ciò che lo circonda.
E' dolore atroce, ma anche speranza, promessa di pace e piano piano si dilata nell'occhio di chi osserva, fino ad occupare cuore e mente, generando profonda commozione e consapevolezza di sé, come umanità dolente a cui si possono aprire le porte della salvazione.
       Marilena Cheli Tomei, docente in discipline umanistiche e scrittrice, 2015

 

 

Joanna Brzescinska: il mistero dell'Oltre

In Joanna Brzescinska c'è una sorprendente continuità espressiva, nonostante i successi ottenuti anche a livello internazionale, ma soprattutto una 'ricerca' mai doma, inesausta e positiva nell'andare avanti e sondare sia il proprio 'Io', sia quel mistero che c'è in molti di noi. Dove andremo? Che c'è nell'Oltre? E' indubbiamente una Artista da seguire con molta, molta attenzione.

       Lodovico Gierut, critico d’arte,scrittore e giornalista, (2014)

 

 

Joanna Brzescinska-Riccio (...) conosco questa artista da quando, tanti anni fa, venne in Italia facendosi subito apprezzare per l’inconfondibile, personale tratto grafico fluido, leggero e forte al contempo, diligentemente e armoniosamente fermato su carta, ma esplicato anche su tela e persino nelle ceramiche. Nel vederne impegno concretato, quale ne sia il titolo, ecco il pulsare soprattutto di due cromie: il nero e il rosso, i mezzi ritmati convergenti in quel viaggio continuo e continuato suo e di altri valenti artisti.

A questo punto mi viene in mente una poesia. 

 

“Non dormire, non dormire, lavora,

non interrompere l’opera,

non dormire, lotta col sonno, come il pilota, come la stella.

 

Non dormire, non dormire, artista,

al sonno non ti abbandonare.

Sei ostaggio dell’eternità,

prigioniero del tempo”.

 

Sono parole di Borís Pasternàk in “Notte”, una lirica che ben addice alla sua personalità che viaggia spandendo i semi della fantasia e della realtà in un insieme partito dagli studi polacchi che s’è ampliato in una Toscana michelangiolesca dove ha trovato un terreno particolarmente fertile per esplicare la propria personalità.

A proposito del suo uso del nero di Joanna Brzescinska-Riccio, se taluni affermano che non è un colore, ne ammiro però una modulazione che, opposta al bianco, è pienamente positiva, trattandosi di un autentico mezzo espressivo per raccontare, per veicolare un’interiorità inesausta che va sempre verso la libertà espressiva.

Il suo rosso, poi, quello della passione e del sacrificio e della spiritualità, è morbido e va al dunque senza tentennamenti di sorta, esso ci accompagna con disegni a china o ad inchiostro quali, per esempio, “Trasmutazione” e “Anima delle pietre”, ma in lei – è opportuno chiarirlo – pulsa la vita e l’oltre, un oltre fatto di mistero, un oltre che pone l’interrogativo su chi siamo e da dove veniamo, e dove arriveremo.

       Lodovico Gierut, critico d’arte, scrittore e giornalista (estratto dalla presentazione della mostra personale “Trasmutazioni”, Pisa, 2014)

 

 

 (…) la prima ad accoglierci con la sua grafica è Joanna Brzescinska-Riccio che vorrei presentarvi con una frase pescata dal suo sito web: “Percorro la carta con fili sottili di tempo. Sono memorie, illusioni, forse soltanto sogni ad occhi aperti, o chissà, albe nuove….”

L’autrice polacca ci regala vortici che ci spostano nello spazio e nel tempo, tra astri, luoghi mitici che ricordano i trulli pugliesi e l’infrangersi delle onde sui sassi. Quest’ultima opera si intitola “Anima delle pietre” ed è la mia preferita. Mi ricorda la brezza del mare sul viso, il vento che scuote i capelli e li profuma di sale e mi sembra di sentire il rumore delle onde in tempesta. È impressionante come riesca a trasportarmi con la mente esattamente in quel luogo a vivere quelle emozioni come fosse un rapido viaggio tramite teletrasporto. 

Joanna invece è conquistata da “Doppler”, un viaggio stellare le cui texture mi appaiono come un fantasioso incontro tra mare e spazio. Mentre Costanza si dirige verso “Ai confini dell’Universo”, più magico e sognatore. 

Protagonista di uno dei primi disegni che osserviamo è la melagrana, simbolo di fertilità (che è il titolo dell’opera). Essa attira il mio sguardo: è ben dettagliata, spicca nella spirale che la avvolge e diventa corposa se ci spostiamo verso sinistra, permettendo alla parte più scura di intensificarsi. Mi immagino una scena amorosa, con la luna piena nell’angolo e la passione travolgente tra la vegetazione.

Siamo sorprese dalla tecnica a china, tantissimi cerchietti e piccoli segni creano immagini che a seconda dell’angolazione prendono vita in modo più o meno delicato. La pazienza necessaria per rendere tutto questo possibile ci appare un ostacolo insuperabile. Per fortuna non tutti la pensano come noi! 

       Angela Rossi (recensione trattto dall’articolo “Spazio al segno” relativo alla mostra “Dall’idea al segno” alla Simultanea Spazi d’Arte di Firenze,                    pubblicato su Glob - Arts, 22 dic. 2013)

 

 

Ho sempre ammirato il suo lavoro, fin dal primo momento che l’ho visto alla Stazione Leopolda qui a Pisa. Sono sinceramente ammirato dalla sua bravura tecnica e dalla poesia esistenziale che le sue opere esprimono. Trovo in loro contemporaneamente aspetti sensuali e aspetti drammatici, come se esprimessero la sensazione di essere travolti dalle potenti, misteriose ed imprevedibili energie della vita. Nelle sue opere sembra di essere dentro quell’energia, come se fosse inevitabile esserne parte integrante ma anche “vittime” in qualche modo. Mi sembra quindi di vivere il concetto stesso esistenziale della vita e del rapporto con l’essere. Mi ricorda che è bene assecondare l’energia, viverla ma lasciarla anche scorrere; proporre, agire, ma senza “ostacolare”, senza sbarrare, per viverne tutta la sua meravigliosa imprevedibilità ed il suo fascino misterioso, senza paura, lasciandosi andare… Le sue opere mi invitano a ricordare che possiamo affidarci al “Tutto Universale”…che utilizza l’energia solo per il nostro bene, indicandoci il percorso per far evolvere la nostra anima.

       Bruno Pollacci, artista grafico e pittore, Direttore dell’Accademia d’Arte di Pisa (2013)

 

 

Una forza espressiva dalla grande intensità emotiva, che nelle sue opere è sempre supportata da una preziosità tecnica incredibile. E’ straordinaria!

       Bruno Pollacci, artista grafico e pittore, Direttore dell’Accademia d’Arte di Pisa (2013)

 

 

Fra spirito e materia, impegnativo ciclo incentrato sui delicati equilibri naturali e psicologici che governano il mondo. Il suo sensibilissimo tocco ci mostra come qualsiasi fenomeno esterno possa essere percepito e rappresentato come sintesi di fisico e metafisico, di un substrato plumbeo e grigiastro e di un occhio indagatore attento e mobilissimo.

       Fabio Bianchi, giornalista, (“Libertà” del 9.02.12, Piacenza)

 

 

L’elevata fattura stilistica dona all’intento rappresentativo un eccelso valore narrativo. L’Artista con la sua verve compositiva concretizza il lirismo del messaggio.  

       Sandro Serradifalco, Caterina Randazzo, Dino Marasà - Commissione Critica del Centro Diffusione Arte, (dal Premio "Eccellenza Stilistica", 2011)

 

 

Attraverso una singolare tecnica espressiva, l’artista rivela sentimenti ed emozioni che coinvolgono fortemente il fruitore.

        Anna Francesca Biondolillo, critico d’arte, (dall’Attestato di merito artistico rilasciato dal Centro Diffusione Arte, 2010)

 

 

Ai fini di una lettura a trecentosessanta gradi delle sue operazioni (…) l’osservatore assumerà l’intiero contributo d’origine di Joanna Brzescinska, relativo alla unicità e alla maestà espressiva dello scenario formale. Tradotto in italiano, significa che tutto quello che l’artista deve dire (o deve far dire ai suoi oggetti – personaggio) lo dice la sua storia, senza lasciare spazio se non alla meraviglia dell’esecuzione.

       Donat Connena, critico d’arte e giornalista, (recensione relativa al Premio Ambiente 2008)

 

 

La capacità di narrare, di scardinare le porte della lucidità addentrandosi sino alla natura più intima del proprio io narrante risulta operato da grande interpre. Grandezza interpretativa che è sinonimo di sconfinato talento quando poi come nel caso di Joanna Brzescinska tale missione viene affidata al fascinoso effetto del disegno a china.

Chiaroscurali effetti donano slancio alla rappresentazione nelle quali onirici paesaggi sembrano avvolgere la fruizione di calde sensazioni.

Ne deriva una produzione unica nel suo genere degna prova non soltanto di indiscutibile talento ma anche di una totale ricerca profusa alla natura poetica delle cose.

        Sandro Serradifalco, editore e critico d’arte, (Avanguardie Artistiche 2007)

 

 

Carissima Joanna, hai un segno grafico di estrema morbidezza che si slancia in effetti poetici, per trovare la parola che, come diceva Ungaretti può “aprire infiniti mondi”. Tu li hai trovati questi mondi, sospesa tra la materia e lo spirito, sempre con il piede sospeso a mezz’aria a metà fra la terra ed il cielo! E’ un equilibrio che si mantiene costante nei dinamismi dei cieli cosmici che sono: cicli delle stagioni e dei movimenti della vita. Sempre in te la vita sboccia prorompente come fiore di primavera ed il fiume scorre tra gli argini dei tempi, nei rivoli delle memorie dove si proietta il segno e si forma il disegno nella sua completezza.

Renè Magritte parlava di “nostalgia del paese” ma in te, Joanna, la TERRA E L’ANIMA si fondono nella musica lontana di una Polonia ricca di forza emotiva e dei valori intensi. Sono le tue radici infisse nella TERRA amata e nell’anima protesa ad infiniti naufragi. Isole d’Europa dove il tuo VASCELLO approda per portarci sempre nuovi soffi d’anima.

       Sandra Lucarelli, critico d’arte, scrittrice e poetessa (dedica - recensione tratta dal libro delle firme della mostra personale “Fra spirito e materia”                    Cascina (PI), maggio 2007)

 

 

Nell’impegnato disegno, Joanna Brzescinska travalica, per così dire, certi steccati connessi a tematiche in parte già affrontate da altri; le varie personali che l’hanno fatta notare anche a livello europeo, ci consentono di collocarla - per impegno e risultati ottenuti – nel gruppo degli artisti che credono fermamente alla ricerca tecnica ed interiore, lavorando per se e per altri. La sua visione è ampia e dinamica, quasi a voler trasmettere un dialogo col nostro mondo ed oltre, per mezzo di un dipingere che assurge ad una armonia spirituale tale, da far pensare ad una fuga verso una Dimensione diversa dall’attuale.

        Lodovico Gierut, critico d’arte, scrittore e giornalista (Catalogo Mostra d’arte “Segni del   Dolore”, 2007)

 

 

Joanna Brzescinska, nelle sue chine realizzate con mano sciolta ma precisa nel disegno, denota un fervore evidente incidendo nella carta la sua ansia nella ricerca creativa. Con spontanea eleganza riesce a dare corpo e movimento alle tonalità grigie dei suoi soggetti, sia nei temi terreni che in quelli dello “Spazio” in cui fanno capolino per “magnetizzare” il sogno umano. Un’artista anch’essa, testimone della nostra Era Spaziale, che vuole collaborare proponendo immagini fantastiche, forse verosimili, sull’esistenza di pianeti non visibili da occhio umano nella profondità dell’Universo. E solo mediante la creatività artistica, come Joanna Brzescinska, si anticipa un mondo nuovo agognato.   

        Luigi Muccitelli, scrittore, poeta e pittore, (Lo Spazio International Art & Literature Magazine, 1-2007)

 

 

Joanna Brzescinska ci propone negli anni una sintesi fatta di studi e di esperimenti, le sue opere posseggono un’intonazione quasi romanzesca, una passeggiata compiuta mediante linee in azione.

Joanna si esprime attraverso un atteggiamento espressionista-intuitivo, ciò che pensa, le sue emozioni nell’insieme imprimono sulla tela: motivi grafico - figurativi evocanti il soggetto nelle sue pulsazioni interiori.

Le figure continuano a proiettare immagini relative alla complessità dell’esistenza: grevi linee di contorno che incorniciano in parte le composizioni movimentate, precisi e arditi i tratti portano l’artista a giungere il limite dell’astrazione, conservando una sorta di obliquo riferimento alla realtà, i suoi giochi di chiaroscuri, l’assenza di colore, il nero che ispessisce e scurisce o sfuma o sfoca, dando vita a dipinti tormentosi, dai serpentini allungamenti delle forme che ne caratterizzano lo stile di questa grande pittrice, conservando la sua firma: espressiva – intensa – personale.

         Carla Marino, pittrice, Associazione Culturale Art - Rebels, (recensione relativa al Premio Onorifico “Grandi Maestri”, 2006)  

 

 

La visuale dell’artista polacca esce dai luoghi comuni della grafica contemporanea per affermare un’originale espressione di realtà psicologiche personali, ma riconducibili al vissuto collettivo. Il segno di china, filiforme e nervoso, traccia una tramatura continua ad andamento spiralico che avviluppa insieme figure e cose in una narrazione simbolica.

         Giulia Sillato, storico e critico d’arte, (“Catalogo D’Arte Moderna nr.33” Giorgio Mondatori Editore 1998 Milano)

 

 

E’ un artista di eccezionale talento. Le sue chine, formanti fasci di linee sottili, ravvicinate ed in movimento, creano melodiosi suoni d’organo soffusi di intensa poesia. Joanna un’anima sensitiva e ansiosa di fissare le impressioni in forme concrete e non fuggitive, adoperandosi con impegno e costanza da cesellatore in filigrana.   

        Nino Villanti, pittore, (recensione relativa alla mostra,  Expo Arte Tirrenia 1996, Pisa 5.05.1996)

 

 

I suoi lavori sono stupendi disegni a china caratterizzati da un segno lieve, fluido che acquista vigore nel forestale aggregato di linee e viluppi, dai quali si dipartono figure umane in dinamico divenire tra elemento figurativo e sua surreale introspezione. Lo spazio della visione è emotivo e sperimenta la crudezza degli abissi dell’inconscio con vortici e mulinelli dai quali riaffiorano echi del drammatico espressionismo di Munch. Negli interventi della Brzescinska è la sua velocità della linea e del segno, il loro moto, ora ondulato, ora spiraliforme a sprigionare l’energia segnica in cui si concentrano volti e paesaggi lontani da ogni verosimiglianza realista.

         Teodosio Martucci (Aoristias), storico e critico c’arte (“Artecultura” nr.6 1996, Milano)

 

 

Le due anime di questa artista “polacca e italiana” sono espresse frequentemente nella grafica densa di elementi simbolici eppure circostanziata di personaggi o di fatti. Il dissidio tra realtà e spirito è profondo e l’arte è per Joanna il solo modo per analizzare e analizzarsi in un racconto plausibile e sostanzioso di fronte alla caducità e crudeltà del vivere.   

       Giuseppe L. Coluccia, storico e critico d’arte, scrittore e giornalista, (recensione relativa alla mostra del gruppo artistico “Nord-Ovest” di  La Spezia,              Aulla 1995)

 

 

Cosi nei disegni di Joanna Brzescinska entriamo in una dimensione romantica in cui la vita è sogno ed oblio e le onde dei ricordi ci trascinano nostalgicamente verso una ideale bellezza irraggiungibile.

       Patrizia Pati, (recensione relativa alla mostra  “Al femminile”, Trento 1995)

 

 

Joanna Brzescinska manifesta attraverso la grafica un mondo simbolico, visitato talvolta da presenze emblematiche, sconfinando in altre dimensioni che lasciano intravedere suggestioni puramente emotive.

        Lucio Trabucco, pittore e poeta, (recensione relativa alla mostra “Donna senza Frontiere”, Noale,1995)

 

 

Malinconie e resoconti, fughe; la sintesi dei sentimenti di Joanna Brzescinska appare in tutta la sua interezza nel percorso che ha un filo conduttore logico, che non si spezza, forte com’è di coerenza e di decisione, frutto di scelte ben precise che non hanno subito il condizionamento di quelle ricorrenti, negative mode, così ben evidenziate da chi l’arte non la identifica con un qualcosa di superiore e di sublime. Ella non ha voluto udire il canto delle sirene e non è rimasta invischiata nel mezzo del termine artistico, dunque continua a presentarsi ai nostri occhi nella sua interezza espressiva, e tappa dopo tappa, l’amore per la verità non accenna a perdere colpi, vince sempre la sua battaglia: ciò che fa può piacere o non interessare l’osservatore, tuttavia il suo operato ha il pregio della continuità e graniticamente i vortici leggiadri che si fanno tratto finissimo, lirico ed emozionante, danzano, fluttuano armoniosamente tutti intorno al soggetto prescelto, facendone parte integrante, quasi come per dire che il gioco della vita si svolge e si evolve con lo scorrere dei giorni, con l’andare avanti del tempo. E’ infatti lui, il tempo che caratterizza l’insieme, c’è il tempo dell’amore e c’è il tempo dell’inquietudine, c’è il tempo dove l’uomo della tecnologia vince e perde le sue battaglie: la linea all’orizzonte dei disegni di Joanna non è netta, si confonde, s’unisce ad una spazialità luminosa, quasi a voler essere presagio di nuove albe in cui l’essere umano può trovare la via per il recupero di nuovi valori.

          Lodovico Gierut, critico d’arte, scrittore e giornalista (“Quaderni Dell’Arte” nr.12/1995, Lalli Editore, Siena)

 

 

(…) Quanto possa le passione quasi ossessiva per una operazione di creatività raggiungere gli estremi di sublimazione dei significati e gli apici di una tecnologia meticolosa, fino al compiacimento sensuale nell’ottenere matericità grafica di notevole suggestione, lo dimostrano le opere esposte in questa personale. Riferimenti alla dinamica fisicità dei fenomeni biologici, nonché simbologicamente al vorticoso turbinare cosmico, predominano su un recupero moreauiano o redoniano sia per lo spirito compositivo che per la psicologia delle tematiche.   

         Bruno Chiarini, critico d’arte,  (Eco d’Arte Moderna nr.97, dic. 1994 - gen.1995)

 

 

Gli ingredienti di Joanna Brzescinska sono elementari: inchiostro di china, penna e carta. Ma la stesura della materia è talmente condizionante che i suoi lavori, al primo impatto sembrano sortiti dalla morsura di una lito o di un’acquaforte. Questo, rimane, e va subito precisato il pregio e la sapienza di una tecnica preminente che si rileva osservando le opere.

Una tecnica manuale, singolare e accurata, che abbiamo subito posto in evidenza, non perché costituisca un qualche cosa che sta al di fuori dell’emozione e dell’espressione estetica. Sia chiaro, il merito dell’artista rimane quello di farla nascere e identificare con l’opera stessa, in quanto la tecnica è qui più che mai l’impressione che diventa espressione.

Sostenuta cosi efficacemente sul piano realizzativo, l’arte della Brzescinska, lascia gran margine alla sensibilità di chi legge questi suoi lavori che rivelano temi a metà fra il reale e il surreale ed anche di piena astrazione informale.

L’immaginazione viene coinvolta dall’arcano che costituisce il substrato di quasi tutte le composizioni. Ma si può anche osservare che spesso ci si sente trascinati dalla certezza di trovarci davanti ad un mondo legato tenacemente alla donna che con i suoi capelli si abbarbica alla terra, idilliacamente.

Oppure alla donna che, centro dell’universo, con le sue lunghe chiome si intersecca con altri filamenti, sterpi, radici, falaschi, covoni di fieno quasi a solennizzare un’aggregazione con il rigoglioso quanto aspro mondo agreste. Od ancora questa capigliatura femminea che, come una cometa, avvolge tutta l’opera, inesorabilmente.

In vista, anche un passaggio, arido, sterile, desolato che travalica, secondo noi, la stessa particolarità di segno dell’artista, sconfinando in una realtà che fa riemergere antiche opere illustrate del Dorè. C’è inoltre il senso della misura fra persone e animali, fra radiche e pietre e rappresentazioni che richiamano alla memoria quanto sia basilare la linfa terrestre che fa ruotare la totalità delle cose e degli esseri. Le percezioni e i sussulti sono quindi vari ed aperti alle singole interpretazioni, come dal resto è proprietà di quelle opere che hanno raggiunto approdi complessi meritevoli di riflessioni.

       Eugenio Paoli, giornalista, (“Luci e ombre di Joanna Brzescinska”, Il Tirreno del 13.06.1992)

 

 

 Il farsi e disfarsi incessante e avvolgente dei sottili filamenti, l’assenza del colore ed anzi il vibrare dei chiari al contatto degli scuri, rimanda alla forza magnetica surreale e pre espressionista delle illustrazioni in bianco e nero di Blake per la Commedia di Dante. E’ un mondo parallelo di presenze e di ectoplasmi che infierisce col nostro medianicamente ed oniricamente, ora sconvolgendo ora soltanto sfiorando col gelo d’uno sguardo allucinante incolore “tran-tran” del vivere quotidiano. E’ il terrore d’un improvviso sconvolgimento dell’esistenza preannunciato dal sogno a liberare quei fluidi che, tuttavia, tendono infine a disporsi secondo quei ritmi di danza che tanto bene l’aveva espresso l’art-noveau e da un “movimento” tragico l’onda si stempera in un fluire di “andante” melodico e fiabesco.

         Alvaro Spagnesi, storico e critico d’arte (“Quaderni Monografici: Joanna Brzescinska”, Il Candelaio Edizioni 1992, Firenze)

 

 

Di qua da un’innegabile bravura, un “acribia segnica”, una grande perizia disegnativa e grafica, il travaglio psicologico della figuratrice par connotato dal bisogno di ritrovare una “civiltà smarrita”. E fra i sogni infranti dilaga viepiù il dramma della “solitudine dell’individuo”, il quale può trovare molta gente con cui parlare ma pochissima o punta con cui realmente comunicare.

         Dino Pasquali, critico d’arte, (“Quaderni Monografici: Joanna Brzescinska”, Il Candelaio Edizioni 1992, Firenze)

 

 

Con ricchezza di modulazioni questo suo mondo in bianco e nero combina abilmente una grafica dinamica e gestuale con tratti pulviscolari di paziente ricercatezza, ottenendo una trama di segni che senza soluzioni di continuità accoglie grandi fasci di luce pur quando campisce internamente lo spazio dell’immagine. In questo, la figurazione stessa appare più che esigenza di racconto, ulteriore palestra e stimolo per muovere il segno a definizioni diverse.

        Roberta Fiorini, storico e critico d’arte, (“Quaderni Monografici: Joanna Brzescinska”, Il Candelaio Edizioni 1992, Firenze)